lunedì 12 marzo 2012

ERA AGOSTO - 6° parte

La mattina vado a fare la spesa all’alimentari del paese. Per la prima volta mi trovo in fila alla cassa ancor prima di entrare in negozio. Dopo 40 minuti esco con una confezione di yoghurt, una scatola di musli e una confezione di assorbenti. Che fanno in media 20 minuti a prodotto. Non male.
Si parte per Trogir. Arriviamo alle 14 in marina. La giornata è di quelle afose vere. 35 gradi e sole a picco. Io e J decidiamo di accompagnare le donzelle a fare il bagno in gommone. A remi perché il motore non parte. Mai decisione fu più sbagliata. La corrente pur essendo a favore, ci porta dovunque. Mi immagino già il ritorno. Lasciamo il gommone e proseguiamo a piedi. G a stento si regge in piedi, V però deve farsi il suo kilometro di nuoto quotidiano. E niente al mondo la fermerebbe.
Arriviamo in un tratto di spiaggia in cui possiamo poggiare le terga. Certo col immaginario del mare croato ha poco a che fare, ma come dire, non vi sono soluzioni alternative. Dopo che V ha fatto la sua nuotata possiamo tornare in barca, il capitano ci aspetta per visitare Trogir. G ormai è sul punto di svenire, ma è V che rischia la vita scivolando sul cordolo della strada. La riesco ad acciuffare. Per fortuna non si è accorta del pericolo.
Io e J riprendiamo il gommone e con sforzi sovraumani riusciamo a ritornare alla barca. Le fanciulle decidono saggiamente di tornarsene a piedi.
La serata a Trogir è piacevole, ma, come dire, il mio interesse verso il mondo esterno alla barca è in questo momento nullo. Voglio solo tornare al mio mare, al silenzio, alla fisicità del nuoto. A cucinare per il mio equipaggio. A parlare con J. A discutere con V e il capitano. A coccolare G. Non vi è spazio per nessun altro. Io e loro. Punto.
Dopo aver passato la notte in marina ci dirigiamo nuovamente verso Solta. In pratica la circumnavighiamo per trovare una baia dove poter attraccare. Quando sembrava ormai impossibile, fondali altissimi e scogliere impervie, troviamo il nostro paradiso.
Più che una baia è un piccolo fiordo. Le scogliere si avventano sul mare con forza inesorabile. I colori dell’acqua sono tutto ciò che la volontà umana possa chiedere.
A riva, delle scalette portano ad una casa. Leggera. Non disturba gli occhi.
Scopriamo che i proprietari hanno messo su un piccolo business, donano il posto in barca in cambio del mangiare la sera da loro. Così sarà. Easy.
Passiamo il pomeriggio a nuotare, a tuffarci. A prendere il sole. A leggere. A vivere.

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