venerdì 20 gennaio 2012

ERA AGOSTO - 2° parte

Le ore di strada sono tante. Ma alla fine arriviamo. In macchina ci si è già iniziati a conoscere. Soprattutto io, sono ai più sconosciuto. Certo Con J c’è da anni un amicizia fraterna, ma V la conosco poco, G proprio per niente. Mi risultano abbastanza simpatiche, assolutamente preoccupate del loro apparire, ma non a discapito del loro essere. Sono attrici. Meglio di così non poteva andare. Anzi in verità mi sarei aspettato più petulanza. Che non c’è.
Arriviamo a Biograd, io e G per la prima volta conosciamo il capitano, il padre di J. Un giovane signore di 70 anni. Capelli e baffi bianchi. Abbronzato. Felice. Forse perplesso della compagnia nel suo complesso, ma sicuramente attratto dall’ignorare quello che potrà succedere.
Io e G siamo sicuramente i più preoccuparti a farsi voler bene dal capitano. Logico, non ci conosciamo e la prima impressione è sempre la più importante. G non ha bisogno di trucchi. E’ affascinante e sa farsi voler bene. Se un attrice non sa far questo… che attrice è? Io il trucco l’ho portato con me. Il cibo. E mi presento con un tartufo bianco di 60 grammi, che solo il più arido dei cuori potrebbe non apprezzare. Faccio breccia nell’affetto del capitano.
La cena a base di tagliolini al tartufo bianco e crema cotta con mirtilli freschi rivela tre cose fondamentali per il proseguo del viaggio: l’assoluta venerazione del capitano pèr il prosecco, la sicurezza dell’equipaggio che la qualità del cibo non sarà un problema nei giorni a venire, la scoperta che G riesce a preparare la base di una crema cotta al buio senza danni e con limitate istruzioni, segno di intelligenza pratica non indifferente.
Si va a dormire. Domani comincia il viaggio. La barca ha tre cabine. Vero e J si posizionano a prua, il capitano a poppa, io e G nella cabina accanto al capitano. Che russa in modo alquanto rumoroso. Ma, qualunque cosa faccia, pensi o dica il capitano, è perfetto di default. E quindi anche il suo russare diventa una dolce nenia di accompagnamento a Morfeo.
Io e G incominciamo a conoscerci. Lo spazio ristretto che condividiamo non può che portare alla conoscenza reciproca. In queste situazioni la facilità con cui vengono esaltate esponenzialmente le sensazioni può portare ad un odio profondo od ad una enorme simpatia. Le vie di mezzo sono eluse. Sono impossibilitate ad esistere. In tutti e due c’è una ricerca ad una settimana di serenità. E la serenità, se qualcuno è in situazione di doverla cercare, è la cosa più preziosa. La porta che ti conduce alla felicità.
G è intrigante. Ha quel fascino che emanano solo le persone che sanno di esserlo. Alta con delle lentiggini sulle gote che ne aumentano la nobiltà fisica. Un seno ben proporzionato e una schiena femminilmente riacea. Scolpita e strutturata. Con una massa di capelli mori ricci di invadente ricchezza. Si vede che ha visto il mondo. Lo conosce. E se ne è persa dentro.
La mattina ci svegliamo. Come diventerà abitudine facciamo colazione in quattro. V è ancora nel magico mondo dei sogni. Sarà difficile vederla alzata prima di pranzo.
Salpiamo. Il mare ci aspetta. L’adriatico al massimo del suo splendore. Il verde il viola e il blu si assecondano alla sua magnificenza. Le kornati di sfondo a completare la magia.

Nessun commento:

Posta un commento