lunedì 30 gennaio 2012

ERA AGOSTO - 4° parte

La giornata in barca è strana. Sembra che non si faccia niente tutto il giorno, ma il tempo passa in un attimo. Scandito da rituali che la nostra frenesia moderna ha completamente eliminato. La colazione, a base di muesli e yoghurt. Il pranzo. L’aperitivo a base di spritz e scenografie naturali da sballo. La cena. La grappa condita da stelle che dipingono il cielo. Sempre tutti insieme. In armonia . La non conoscenza reciproca, aiuta questo. Nel senso che si vive il presente non avendo passato da ricordare e rimembrare.
E poi il nuoto. Tanto nuoto. E tuffi dalla barca. E sole. Tanto sole. Cosa chiedere di più? E infatti già dopo due giorni, I nostri fisici iniziano a cambiare. Diventiamo tutti più belli. La pelle liscia, inizi di abbronzatura, il corpo che inizia a disintossicarsi, e si sgonfia. Sembriamo già persone diverse.
La domanda che uno si fa in questi momenti è : qual è il nostro vero io. E’ drogata di male la nostra vita di tutti i giorni, che ci porta occhiaie, nervosismo, infelicità, compromessi e mancanza di serenità? O sono drogati di troppo bene questi momenti in cui siamo splendidi e felici? Qual è la nostra vera essenza? Siamo quelli che insultiamo uno stupido che ci ha tagliato la strada il 28 di ottobre? O siamo quelli luminosi e brillanti che nuotano e prendono il sole. Al netto del male e del bene, cosa siamo. O, cosa saremmo???
Dovremo pur essere qualcosa. Non può essere tutto dettato dalle circostanze esterne. Avremmo una pur minima essenza innata? E quindi?
Chi sono io? Lo splendore che nuota nudo come Dio lo ha fatto e che trova rilassante pulire i piatti in una cucina con 45 gradi o quell’essere triste, incazzato, misantropo che vive in via Giovanni Branca 83?
Chi è G? La Venere pinnata che riempe gli occhi delle barche a vela di tutto il sud adriatico e che si emoziona davanti ad un branco di delfini o la donna persa con una mano nervosa intorno ad un whisky con ghiaccio che sembra sempre in procinto di spezzarsi tale è la forza che lo brandisce?
Non so darmi una risposta. Probabilmente non siamo una sola persona, Goffman lo spiega bene in La vita quotidiana come rappresentazione. E’ la teoria del palcoscenico. Noi siamo in funzione di quello che il mondo ci chiede di essere in quel preciso momento. E in questa gita in barca probabilmente il mondo ci ha chiesto di essere felici. E noi, contenti, cerchiamo di accontentarlo.

Nessun commento:

Posta un commento